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Stimolati a farlo da alcuni nostri lettori ecco, in sintesi, il nostro
punto di vista sulla questione “Islam”. Pur senza nominarla mai,
l’influenza del pensiero di Oriana Fallaci è evidente, senza di Lei il
nostro livello di consapevolezza sulla questione non sarebbe mai
arrivato a tanto!
1.
ISCO nasce innanzitutto non per essere contro qualcosa o
qualcuno, ma a favore della nostra cultura e identità Occidentale. Detto
ciò, non possiamo fare a meno di vedere come sia in atto, in Italia e in
Europa, un’invasione islamica. Questa non è solo un’opinione, è una
constatazione, i fatti sono lì a dimostrarlo, i fiumi di parole sulla
“rinascita dell’Islam” sono lì a dimostrarlo, le bombe sono lì a
dimostrarlo, il proliferare di moschee e di centri culturali islamici
sono lì a dimostrarlo, il numero sempre crescente di richieste da parte
delle comunità islamiche (talvolta poste in modo arrogante) è lì a
dimostrarlo, il numero di immigrati islamici che aumenta
esponenzialmente è lì a dimostrarlo. L’obiettivo più o meno dichiarato è
quello di trasformarci in Eurabia, di fare dell’Europa una terra
islamica e chi non vede questo pericolo è miope o in malafede.
2.
Noi prendiamo atto che, allo stato attuale, non esiste un
“Islam moderato”, esistono musulmani moderati, ma questa è un’altra
cosa. Un conto è la posizione del singolo, un’altra la posizione
“istituzionalizzata”. Inoltre ci chiediamo: cosa significa l’espressione
“Islam moderato”? Che non mette le bombe? Basta dunque soltanto questo
per meritarsi l’appellativo di moderato? E’ moderato un islamico che
segrega la moglie, che la obbliga a portare il burkah o il velo, che la
picchia o giustifica chi lo fa o magari ne tiene più d’una ? E’ moderato
un islamico che prima di tutto ubbidisce al Corano e poi, forse, alle
nostre leggi, basta che non siano in contrasto con la sua fede? E’
moderato un islamico che non denuncerebbe mai un altro islamico anche se
sapesse che è colpevole di atti terroristici? E’ moderato un islamico
che non riconosce a se stesso e ad un altro la possibilità di uscire
dall’islam, di cambiare religione o di diventare ateo? E’ moderato un
islamico che considera un reato l’apostasia? E’ moderato un islamico che
non discrimina tra ciò che è peccato e ciò che è reato? E quanto è
moderato l’Islam istituzionale, quello che conta, quello delle moschee,
quello degli imam che spesso predicano odio, quello che non condanna mai
in modo chiaro il terrorismo islamico? Temiamo che “l’Islam moderato”
sia una categoria concettuale (vuota) puramente occidentale o che, in
modo davvero paradossale, proprio noi finiamo per dare più spazio a chi
di moderato non ha nulla a scapito di chi, magari timidamente, tenta di
far sentire la sua voce.
3.
Noi crediamo che in Europa sia sotto gli occhi di tutti
il fallimento del “multiculturalismo” inteso come diritto di identità
irriducibile di tutte le comunità, come relativismo assoluto, come
ideologica affermazione che tutte le culture sono uguali, incomparabili,
ingiudicabili. Vogliamo lasciare che nascano ghetti d’illegalità,
d’intolleranza, d’odio? Che si crei uno stato dentro uno stato?
Inizialmente a macchia di leopardo, ma poi magari basato su territori
sempre più ampi? Il riconoscimento acritico della cultura altra, il
multiculturalismo esasperato elevato ad ideologia può trasformarsi
facilmente in una bancarotta morale, in passività. Il multiculturalismo
non può diventare un asettico contenitore di legalità multiple, non può
ispirarsi solo al “quieto vivere”, non può accontentarsi della semplice
tolleranza, non può renderci ciechi, sordi, muti.
4.
Noi riteniamo che l’Occidente, l’Europa, abbia il diritto
all’auto difesa dagli attacchi terroristici, ma soprattutto abbia
diritto ad una difesa culturale che salvaguardi la sua identità.
Paradossalmente siamo molto più preoccupati dell’invasione culturale e
religiosa lenta e strisciante che non degli attentati passati e -
temiamo – futuri.
5.
Noi siamo convinti che sia stato un grosso errore non
riconoscere nella Costituzione Europea le radici Cristiane; il
Cristianesimo è stato, dal punto di vista sociologico, la più grande
rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuto. Nessun’altra regge al
confronto. Rispetto a lei tutte sembrano limitate. Senza il
Cristianesimo ci saremmo scordati del Rinascimento e dell’Illuminismo;
senza il Cristianesimo niente Rivoluzione francese, niente socialismo,
niente liberalismo. Il Cristianesimo a cui facciamo riferimento è quello
che ci appare come una maestosa scommessa che l’uomo fa con sé stesso,
non tanto quello talvolta travisato o distorto dalla Chiesa cattolica o
dalle Chiese protestanti, è il Cristianesimo che non corrisponde
necessariamente a quanto afferma la Religione cristiana, nelle sua varie
accezioni, Cattolica o Riformata o quant’altro. Neppure acconsentiamo a
quel cristianesimo mal digerito e spesso utilizzato a rovescio di chi
pretendeva di chiudere i cristiani in un bunker, chiuderne la porta e
gettarne la chiave. Invece è quel Cristianesimo che crea punti di
comprensione reciproca e di condivisione di obiettivi tra il credente,
l’agnostico e l’ateo, quello che va oltre la metafisica e parla a tutti
dell’uomo, di un’etica condivisibile, di un solidarismo responsabile. E
di quell’uomo ne rivendica la coscienza, il libero arbitrio, la
responsabilità, il destino. E’ il Cristianesimo che fa un elogio alla
ragione, e quindi alla possibilità di scegliere e dove la scelta è
consentita lì v’è libertà. Qui stanno i nostri principi, qui sta la
nostra civiltà.
6.
Noi proponiamo che si debba porre con forza la questione
della reciprocità; non è più tollerabile tollerare gli intolleranti, non
è più tollerabile l’uso strumentale che viene fatto delle nostre leggi
liberali e democratiche, non è più tollerabile concedere tutto senza
chiedere nulla in cambio. Ma allora, nel concreto, cosa occorrerebbe
fare per dare sostanza al termine “reciprocità”? Innanzitutto esigere
che gli stati occidentali chiedano:
•
distinzione tra religione e stato
•
pari dignità per uomini e donne, a qualsiasi livello
•
libertà di culto per tutti nei paesi mussulmani
•
libertà di conversione dall'Islam ad altre religioni
•
libertà di costruire edifici di culto non islamici
•
libertà di dire, stampare, insegnare altre visioni della realtà da
quella islamica
•
libere elezioni e libera dialettica democratica
7.
Noi siamo dell’idea che, se davvero si vuole costruire
una società di pace, l’islam debba smettere di prevaricare, debba
accettare le conversioni come frutto di convinzione personale e non di
pressioni e intimidazioni, debba accettare il confronto fatto con la
forza delle argomentazioni e non con le minacce, debba lasciare liberi i
suoi fedeli di cambiare religione o di diventare atei, debba cancellare
il reato di apostasia (un abominio nel terzo millennio), debba accettare
una visione laica del mondo separando fede e politica, debba compiere lo
sforzo di leggere i suoi libri sacri in chiave interpretativa e non
letterale, debba accettare la piena parità tra uomo e donna. Fino a che
ciò non accadrà l’islam resterà un problema (esiste un problema
Buddismo? O Taoismo? O Cristianesimo? ). Noi, l’Europa, l’Occidente,
dobbiamo aiutare questo processo senza debolezze o tentennamenti.
8.
Noi constatiamo che, piaccia o non piaccia, è in atto uno
scontro di civiltà, (usate pure altri termini linguistici se vi pare, ma
la sostanza non muta) scontro che certamente va ricomposto il prima
possibile e nel modo migliore. Il primo passo per fare questo però sta
nel non avere paura ad ammetterlo, negarlo, rimuoverlo non aiuta, anzi
rende il processo di ricomposizione più lungo e difficile, ci lascia in
un pantano d’immobilismo e di fraintendimenti paralizzanti. La
psicanalisi ci ha insegnato che per poter risolvere un problema occorre
prima di tutto ammettere di avere un problema, se non lo ammettiamo a
noi stessi non ne usciremo mai. D’altra parte la storia dell’Umanità è
storia di contrasti e opposizioni, fa parte della categoria più pesante
che domina il mondo, (e la filosofia questo la sa bene) ovvero il
“divenire”.
9.
Noi temiamo che l’Occidente, quello dei popoli che
condividono gli stessi princìpi, valori, ideali, impegni religiosi stia
attraversando un profondo periodo di crisi d’identità; per secoli ha
coltivato la convinzione che la verità, la libertà, la democrazia, la
tolleranza, il rispetto, la compassione, e molti altri valori collegati,
fossero stati forgiati in un posto ma validi in tutti i posti. È da
questa convinzione che sono nate le Carte, le Convenzioni, le
Dichiarazioni sui diritti umani, che appunto si dicono universali, ad
esempio quella delle Nazioni Unite. Oggi l'universalismo è entrato in
crisi ed è stato rimpiazzato dal suo estremo opposto, il relativismo,
una dottrina secondo la quale le tradizioni, le culture, le civiltà,
sono sistemi autonomi e chiusi, ciascuna con propri criteri di valore e
con proprie procedure di validazione. Ma se ci manca un credo, una fede,
un legame spirituale, non potremo giustificare tutti quei nobili valori
- la libertà, la democrazia, la tolleranza, il rispetto, la fratellanza,
eccetera - che pure noi stessi professiamo e non potremo neppure
proporli come esempio ad altri, visto che non ci crediamo neppure noi.
Se smarriamo la nostra identità non potremo rispettarla e difenderla e
neppure confrontarci con nessuno o intrattenere un dialogo con alcuno
se, in partenza, sosteniamo che non c'è nessuna verità da affermare,
nessun valore da preferire, nessun principio che valga la pena essere
difeso.
10.
Noi crediamo che l’Islam, alla fine, non prevarrà
semplicemente perché, se rimane ciò che è ora, è contro Ragione, è
contro l’innato senso dell’uomo di progredire e di andare avanti, è
contro ogni logica, è uno stagno e alla fine uno stagno non può
competere con l’oceano. Noi auspichiamo, speriamo, che alla lunga
l’Islam perderà il confronto con l’occidente, imploderà, si frantumerà e
diventerà una religione come le altre. Siamo ottimisti quindi?
Nell’immediato no, ma nel futuro sì, non c’è alternativa, occorre
esserlo per forza. Più l’Islam entrerà in commistione con l’Occidente
più la sua forza diminuirà, verrà “contaminato”, criticato dall’interno,
messo in discussione dagli stessi musulmani, dalle donne innanzitutto.
La Storia ha un andamento ciclico, spesso fa strani giri, ma non torna
mai indietro fino in fondo. Certo non possiamo pensare che tutto accada
magicamente, dobbiamo metterci del nostro. Quello che ci domandiamo e
che ci angustia è: quanto dovremo ancora pagare?
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